Al mercato di Leighton Buzzard


Da molte persone (amici e parenti) ho ricevuto perplessità al solo sentine la parola “mercato”.
Scommetto che qualcuno avrà pensato: <<Dopo una vita passata a studiare e a lavorare appoggiato ad una scrivania e battendo confusionariamente i tasti di una tastiera muta e poco temperata (it you now what I mean), ora vuoi andare a vendere al mercato???>>
Si, vero. Ma è l’unico modo per disfarsi definitivamente dei pregiudizi tipici degli italiani:
– siamo sicuri di avere il cibo più buono del mondo
– siamo sicuri di cucinarlo nel migliore dei modi
– siamo sicuri che gli inglesi siano lì ad aspettare noi per essere educati ed illuminati dal nostro semplice e naturale “essere italiani”!
Cosa può andare storto?
Beh! queste certezza vanno verificate sul campo. Aprire un ristorante per fare due o tre prove non è cosa fattibile. Il mercato invece ci dà questa possibilità e a basso costo.

E qui inizia l’avventura vera e propria. Qualcosa da vendere è a casa già bello che impacchettato. Abbiamo fatto dei grissini stirati a mano e della focaccia genovese, panettone di pasticceria di altissima qualità, biscotti di 10 tipi diversi (i più buoni di sempre, direttamente dalla pasticceria Racca di Torino). Abbiamo anche bottigliette di acqua, di aranciata e di limonata della San Pellegrino. Siamo pronti a fare sul posto il gnocco fritto dolce e salato, la pizza fritta, lo zabajone, gli spatzle al pesto, la pasta fresca burro e salvia o al ragù (o come lo chiamano qui: alla bolognese).
Prepariamo anche qualche tiramisu e molte meringhe.
C’è solo da capire come attrezzare una cucina da campo (gas? corrente?) e da quale mercato iniziare.

Abituati alla burocrazia italiana, partiamo in quarta verso le istituzioni locali e li subissiamo di domande, di dettagli, di dubbi. Mai tanto sforzo fu così vano! Abbiamo ricevuto tante pacche sulle spalle e una miriade di rassicurazioni. Go out, go to work, it’s easy!
Sì, è davvero facile!
– Certificazioni HACCP: PRESA
– Assicurazione generale contro terzi: FATTA
– Registrazione del Food Business Address: FATTO
– Lavandino portabile con acqua calda tipo termos: COMPRATO
Tempo totale una volta capito cosa fare? Un paio di giorni.
Manca altro? NO! Si può lavorare.

Ah si, manca una cosa…. DOVE andiamo?
Qui entra in gioco Sonia, una nostra amica di Leighton Buzzard (ad un’ora di macchina da casa). Eravamo ospiti da lei quando passeggiando a casaccio per la città ci imbattemmo nel mercato del sabato. Troviamo il Market Manager, un certo Paul, che ci dice che avendo adempiuto a tutte le questioni burocratiche (!!!) possiamo iniziare anche subito. L’Occasional Trader paga una trentina di sterline ogni volta. Pagamento in contranti il giorno del mercato. Fattura emessa immediatamente. 2 sterline per avere la corrente.
Scopriamo che a Cambridge c’è una specie di lista d’attesa per andare a vendere food, così come a Saint Albans,
Insomma, basta tergiversare, partiamo con Leighton Buzzard!

2014-01-11 09.49.08 HDR

E qui ve la faccio breve, dopo qualche settimana di mercato (al martedì e al sabato) scopriamo quanto sia difficile vendere! Ci dicono di resistere perché la gente è diffidente, che ci vogliono un paio di mesi affinché si abituino a noi. Scopriamo anche che i mesi di gennaio e febbraio sono i più difficili: fa freddo e la gente spende poco reduce dai bagordi di Natale. A marzo riprenderanno a spendere come sempre. Ma c’è un’altro problema: si ammazzano di grassi e di roba fritta ma hanno il terrore dello zucchero.
Ci sono “amatori” che trovano formidabile il panettone ed i biscotti, ma sono pochi. Molti non vogliono nemmeno assaggiarlo. Vanno meglio le focacce ed i grissini (semplici e alle olive). Dalle meringhe scappano ma chi le assaggia le trova leggere e non troppo dolci… In ogni caso non le compra. Non vanno nemmeno se le regali. Scopriamo poi che gli omaggi non funzionano molto, si sentono in dovere di comprare e allora piuttosto non prendono nemmeno il regalo. C’è stata una donna che a furia di insistere ha preso la meringa se l’è messa in tasca! La formula “assaggia una meringa in cambio di un sorriso” funziona di più. Siamo simpatici, ma loro sono tutti a dieta, dicono che hanno mangiato troppo sotto le feste… e che devono stare lontano dagli zuccheri. Naturalmente non dagli hamburger o dalla pizza congelata presa al supermercato!!!
Abbassare i prezzi non aiuta. Non è un problema di costo. Abbiamo anche alzato qualche prezzo non senza qualche soddisfazione. Il problema è altrove. Tutto da scoprire tra mille idee.
Intanto cominciano a conoscerci e ci siamo fatti qualche amico. C’è qualche italiano che passa, chiacchiera e non compra… il tiramisu lo sa fare anche lui. Ci sono anche alcuni inglesi (pensionati) che studiano italiano. Loro comprano di più.

Non l’abbiamo capito subito, ma c’è un motivo se a Leighton Buzzard non c’è lista d’attesa. Una “vicina di banco” che vende borse ci dice che ogni tanto viene qui perché vende prodotti precedentemente ordinati (le piace vincere facile) ma che quando va al mercato di Saint Albans guadagna in un giorno quello che fa in un mese a Leighton Buzzard.
Abbiamo preso il mercato più povero e più difficile.

Tutta esperienza! Guadagni pochi ma almeno non siamo in perdita. Ovviamente siamo in lista d’attesa per Saint Albans. L’amica delle borse ha speso una buona parola per noi dal Market Manager. Abbiamo contattato anche altre città. Vedremo, non è finita qui! 😉

Fortunatamente sono arrivate sostanziose soddisfazioni da altri fronti.
Ne riparleremo presto, prometto. Ora metto la sveglia e dormo qualche ora coricato sulla valigia. Sono allo Stansted Airport in attesa che aprano i varchi per i controlli. Ci manca solo che salto il check-in e perdo l’aereo.

3 pensieri su “Al mercato di Leighton Buzzard

  1. Splendido articolo Paolo! Quando hai scritto “pregiudizio tutto italico” parlando del cibo, mi hai aperto la mente!!!
    Un mio cliente che fa l’ambulante nel biellese, mi ha detto che bisogna girare almeno tre o quattro mercati, per riuscire a vendere buona parte del prodotto che hai a disposizione. Mi ha detto che fa affari d’oro vendendo ciambelle fritte sul momento, ma solo in due dei 4 mercati. Il motivo? L’unica spiegazione è che dove non vendono le ciambelle fritte c’è un’alta percentuale di gente che ha problemi di digestione …
    Mentre mi ricordo che la signora che mi ospitava in Inghilterra quando ero ragazzo, adorava mangiare le verdure crude (cetrioli, finocchietti, carote, sedani) e si lamentava sempre di quanto poche ne vendessero in giro …

  2. Great reading, I’m pleased that you are finding your way around the ideosincrasies of the english…. and even more pleased that you’ve managed to get people sitting down to a real meal. Keep up the splendid work and promote the best of Italy (that which comes out of our rich food culture and out of a almost any bottle).

    Cheers for the moment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...